Gli stoici preferiscono evitare il dolore e la malattia, quando possibile. Ma se capita, cercano di accettarli con indifferenza.

Marco Aurelio nei suoi “Pensieri” elenca sette strategie stoiche per sopportare il dolore e la malattia, guardandoli con studiata indifferenza. La maggior parte di queste strategie furono influenzate dalle Diatribe di Epitteto:

#1 – Il distanziamento cognitivo

La più importante strategia di gestione del dolore citata da Epitteto e Marco Aurelio è quella che chiamiamo “distanziamento cognitivo“. È riassunta nella famosa frase: “Non le cose, bensì i giudizi sulle cose procurano turbamento”. Se la applichiamo al concetto di dolore, significa che non è il dolore a turbarci ma il nostro giudizio su di esso. Quando smettiamo di giudicare soggettivamente il dolore, le nostre sofferenze si alleviano. Abbiamo sempre il potere di farlo, in ogni situazione, siamo noi che decidiamo quanta importanza dare alle sensazioni corporee.

#2 – Usa l’analisi funzionale

Conquistata una certa distanza cognitiva, siete in una posizione migliore per considerare le conseguenze dei vostri giudizi (analisi funzionale). Poiché la sofferenza nasce dai nostri giudizi negativi, gli stoici sostengono che la paura del dolore ci danneggia molto di più del dolore stesso, perché ferisce il nostro carattere. Il dolore invece è innocuo, se si impara ad accettarlo con indifferenza. Epitteto lo afferma in modo molto succinto: “Non sono, infatti, la morte o il dolore che ci incutono paura, ma il timore del dolore o della morte”. Per vivere pienamente, dovete uscire dalla vostra comfort zone, come si dice oggi. La paura del dolore ci rende tutti codardi e limita la nostra vita.

#3 – Rappresentazione oggettiva

Marco Aurelio imparò anche a descrivere gli eventi esterni e le sensazioni fisiche come “processi naturali“, adottando un linguaggio che ne desse una rappresentazione oggettiva.

Possiamo paragonare la cosa al distacco con cui un medico documenta i sintomi della malattia in un paziente. Sia Epitteto sia Marco Aurelio lo fanno quando descrivono sensazioni dolorose e spiacevoli definendole semplici movimenti “tempestosi” della carne: “Queste rappresentazioni raggiungono le cose stesse e vi penetrano, così da vedere quali realmente sono»”. È come se stessimo descrivendo il problema di un’altra persona: con maggiore oggettività e distacco.

#4 – La svalutazione

Marco Aurelio esorta se stesso a non confondere la mente preoccupandosi per il futuro e rimuginando sul passato. Quando concentriamo l’attenzione sul qui e ora diventa tutto più facile. Guardando alle cose con oggettività, isolando il momento presente e suddividendolo in piccole parti, possiamo affrontare una cosa alla volta utilizzando il metodo della svalutazione. A ogni difficoltà dovremmo per esempio chiederci: “Che cosa, nella situazione attuale è insopportabile e insostenibile?”

#5 – La transitorietà

Dopo aver descritto una sensazione dolorosa o i sintomi di una malattia in termini oggettivi, e dopo aver analizzato gli elementi che li compongono, di solito riusciamo anche a vedere che sono confinati in una zona specifica del nostro corpo.

Marco Aurelio ricorda costantemente a se stesso di vedere il dolore e il piacere come qualcosa di confinato nella parte del corpo in cui è localizzato; in altre parole, di pensare alla piccolezza della sensazione, in confronto alla grandezza della mente che riesce a osservarla. E quindi, pensare al dolore come a qualcosa che rimane là, a distanza. Lasciate che le parti del vostro corpo coinvolte si lamentino, se devono. La mente però non deve necessariamente mostrarsi d’accordo e giudicare cattiva o dannosa una sensazione.

#6 – Accettazione stoica

Epitteto diceva anche che dobbiamo accettare attivamente la malattia e il dolore, quando arrivano (accettazione stoica). Diceva che i nostri piedi, se potessero pensare, entrerebbero di loro spontanea volontà nel fango, accettandolo come una parte necessaria della loro funzione naturale.

Una delle prime definizioni che lo stoicismo diede, infatti, dello scopo naturale dell’uomo, è di “assecondare docilmente” la vita, senza lotte inutili. L’accettazione dei sentimenti negativi è un elemento centrale della psicoterapia cognitiva comportamentale moderna. Il dolore diventa più doloroso quando ci opponiamo a esso, ma il peso si alleggerisce, paradossalmente, se lo accettiamo e ci rilassiamo, o se addirittura lo accogliamo. Lottare per sopprimere, controllare o eliminare le sensazioni sgradevoli aumenta la nostra sofferenza e spesso si ritorce contro di noi peggiorando il problema iniziale.

#7 – Contemplare la virtù

Epitteto scrisse una diatriba intitolata Come si devono sopportare le malattie.
In essa egli sostiene che il dolore e la malattia sono un aspetto inevitabile della vita e come per ogni altro suo aspetto, contengono virtù che abbiamo il potere di esercitare:

Se soffri la febbre con nobiltà, fai quel che deve fare chi ha la febbre. Che cosa significa soffrire la febbre con nobiltà? Non prendersela né con Dio né con gli uomini, non lasciarsi angustiare dagli avvenimenti, accettare con dignità e nobiltà la morte, eseguire gli ordini ricevuti; quando il medico viene, non temere che cosa dirà e neppure gioisci oltre misura se dice: “Vai bene”.

Epitteto amava dire ai suoi studenti che qualunque cosa accadesse loro, dovevano abituarsi a chiedersi quale capacità o virtù possedevano per far buon uso di quell’evento.

Bibliografia:
Pensieri di Marco Aurelio
Tutte le opere di Epitteto
A dieci passi dalla felicità. Le lezioni degli stoici per una vita saggia di Donald Robertson

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