Epitteto basa la sua dottrina e il suo insegnamento della filosofia stoica sulle tre discipline: la disciplina dei desideri, la disciplina dell’azione e la disciplina dell’assenso.

Queste tre discipline e tutto il pensiero di Epitteto hanno come centro l’anima dell’uomo.
Infatti, nell’anima dell’uomo, secondo Epitteto, si possono distinguere tre cose:

  1. i desideri e le avversioni che riguardano la persona e sono rivolti all’interno della persona stessa;
  2. gli impulsi e le ripulse, che riguardano, invece, i rapporti fra la persona e le cose esterne e le altre persone;
  3. la prudenza nell’esprimere il giudizio per non incorrere nell’errore, e la facoltà dell’assenso.

Il primo ambito corrisponde alla virtù vera e propria, il secondo a quello che la Stoa aveva chiamato l’ambito dei “doveri“, il terzo, infine, è quello proprio della logica.

Il primo ambito che riguarda i desideri e le avversioni è decisamente il più importante.
Infatti, la felicità dipende dal non essere frustrati nei propri desideri e dal non incorrere negli oggetti della nostra avversione, mentre l’infelicità dipende dall’essere frustrati nei nostri desideri, e dall’incorrere negli oggetti della nostra avversione.

Epitteto afferma:

È questo che porta turbamenti, sconvolgimenti, insuccessi, infelicità e, ancora, lutti, lamenti e malignità; che rende invidiosi e gelosi: affezioni per le quali non siamo più in grado neppure di ascoltare la ragione.
Diatribe, 3, 2, 3

Come bisogna, allora, regolare i nostri desideri e le nostre avversioni?

I desideri e le avversioni si regolano coi giudizi corretti, quindi con la corretta scelta morale di fondo, quindi sulla base della originaria e radicale “distinzione delle cose“.

Poiché, delle cose, alcune sono in nostro potere, mentre altre non lo sono, e sono in nostro potere tutte le nostre attività mentali, mentre non lo sono il corpo e le cose esteriori, allora bisognerà volere o avversare solo le prime, perché sono in nostro potere, e non volere o non avversare le seconde, perché non sono in nostro potere.

E il volere o non volere, così come l’avversare o il non avversare dipendono completamente dai nostri giudizi.

L’obiezione più comune è che di fronte a tutte le cose esterne che non sono in nostro potere, dovremmo rimanere del tutto passivi, e quindi subire e basta?

La posizione di Epitteto non è questa.
È vero che dice che dobbiamo estinguere completamente desideri e avversioni nei confronti delle cose esterne, ma questa estinzione non è privazione, ma arricchimento. Infatti, essa costituisce una uscita dall’angusto ambito soggettivo ed individuale per mettersi in armonia con le leggi del cosmo, che sono le leggi razionali.

Malattie, morti, capovolgimenti di fortuna, calamità private e pubbliche, sono eventi che fanno parte di un preciso disegno cosmico, così come i loro contrari. C’è morte perché c’è vita, c’è malattia perché c’è salute, c’è vecchiaia perché c’è giovinezza, e così via.

Una persona che sa regolare in questo modo desideri e avversioni, conquista la vera pace dell’anima e quindi la felicità.

Ecco come Epitteto esprime queste sue convinzioni nelle Daitribe:

Abbi, dunque, in pronto il verso di Cleante: “Guidami, o Zeus, e anche tu, o Destino”.
Volete che vada a Roma? Vado a Roma. A Giaro? Vado a Giaro. Ad Atene? Vado ad Atene. In prigione? Vado in prigione. Se solo una volta chiedi: “Quando si potrà andare ad Atene?”, sei perduto. Inevitabilmente, questo desiderio ti rende infelice se non si realizza, mentre, se si realizza, ti rende frivolo e pieno di orgoglio per cose per le quali non è il caso di provarne; ugualmente, se ti fa ostacolo, sei miserabile, perché t’imbatti in ciò che non vuoi. Lascia, dunque, perdere tutto ciò.

Atene è bella.

Ma l’essere felice è molto più bello, e così l’essere impassibile, l’essere imperturbato e il non dipendere da nessuno per le proprie faccende.

C’è tumulto a Roma e ci sono le salutazioni.

La serenità, però, bilancia tutti i fastidi. Se, dunque, è giunto il tempo di questi ultimi, perché non elimini l’avversione che hai verso di essi? Che necessità c’è di portare pesi come un asino bastonato? Diversamente, considera che devi essere sempre schiavo di chiunque possa assicurarti i mezzi per uscirtene, di chiunque possa crearti qualsivoglia ostacolo; e quello dovrai propiziartelo come un cattivo respiro.

Una sola è la strada che porta alla serenità (e questo pensiero abbilo sempre presente, all’alba, durante il giorno e di notte): bisogna districarsi dagli oggetti che non dipendono dalla scelta morale, non reputare niente come proprio, affidare ogni cosa alla divinità e alla sorte, costituire tutori di queste cose quegli stessi che Zeus ha fatto tali, curarsi solo e unicamente di quel che è proprio e non sottoposto ad impedimenti.
Diatribe
4, 4, 34-40

Bibliografia:
Tutte le opere, Epitteto


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