Quando ti appresti a mettere mano a qualcosa, ricorda a te stesso qual è la natura di ciò che stai per fare; se stai andando a lavarti, mettiti davanti agli occhi quel che avviene solitamente ai bagni: quelli che ti spruzzano, quelli che ti urtano, quelli che ti insultano, quelli che ti rubano gli abiti; e, così, intraprenderai la tua azione con sicurezza, se dirai subito: “Voglio lavarmi e conservare la mia volontà in accordo con la natura. E lo stesso per ogni altra azione. In tal modo, infatti, se qualcosa facesse da ostacolo al lavarti, avresti subito pronta questa considerazione: “Io, invero, non volevo solo lavarmi, ma anche conservare la mia volontà in accordo con la natura; e non la conserverò tale, se vado a pezzi ogni volta che capita qualcosa di brutto”.
Epitteto

La frase “se vado a pezzi ogni volta che capita qualcosa di brutto” è molto importante. Evoca le immagini di persone troppo fragili per sostenere anche le sfide meno impegnative della vita soltanto perché si permettono di essere fragili. Presumono sempre che ovviamente le cosa andranno bene perché le disgrazie capitano agli altri.

Come stoici, invece, dovremmo sempre avere come clausola di riserva per tutto ciò che facciamo il moto “Fato permettendo” e, anzi, dovremmo ripeterlo come un mantra.

Notiamo come Epitteto parta da una situazione molto semplice: vuole andare alle terme e godersi quel momento,. Esattamente come a noi potrebbe capitare di voler andare a cinema e riuscire a guardare il film senza essere disturbati da qualche tizio insopportabile che deve controllare per l’ennesima volta i messaggi o chissà cos’altro sul suo cellulare.

Massimo Pigliucci ci racconta nel suo libro “Come essere stoici” di come ogni volta che gli succedeva una cosa del genere si arrabbiava e spesso iniziava con il colpevole una discussione ad alta voce che lo non portava mai da nessuna parte.

A una situazione del genere possiamo reagire utilizzando due tecniche stoiche.

Innanzitutto, mi riferisco ovviamente alla bipartizione della realtà: andare al cinema è in nostro potere, così dipende da noi il modo in cui reagiamo ai comportamenti altrui. E anche se questi non sono sicuramente in nostro potere, possiamo comunque influenzarli: spiegando educatamente a un altro spettatore perché ciò che sta facendo sia una mancanza di rispetto o andando dal gestore per lamentarci (sempre con calma e con educazione) di quella situazione, poiché è sua responsabilità assicurare che tutti gli spettatori paganti possano godersi la proiezione quando si trovano nel suo cinema.

La seconda tecnica è la clausola di riserva, correttamente intesa.
Ancora una volta, Epitteto non ci sta invitando ad accettare passivamente la maleducazione altrui, bensì ci sta ricordando che, pur potendo noi avere un certo obiettivo in mente, non sempre gli eventi vanno nella direzione desiderata. Nel qual caso, abbiamo a disposizione due scelte: o ci angustiamo, peggiorando intenzionalmente la situazione, o ricordiamo il nostro obiettivo finale, ossia essere individui rispettabili che non fanno nulla che non sia virtuoso o che possa compromettere la propria integrità.

La tradizione stoica ci ha tramandato una bella analogia per chiarire questo concetto; essa è attribuita a Crisippo, il terzo scolarca della Stoà ateniese, e si dice che fosse contenuta in uno dei libri delle Diatribe di Epitteto che sono andati perduti.

Immagina un cane legato a un carro.
Il carro comincia a muoversi nella direzione decisa dal suo conducente, non certo dal cane. Ora, la corda che tiene legato il cane è lunga abbastanza per dare all’animale due scelte:

  1. può seguire con circospezione la direzione del carro, che non dipende da lui, e quindi godersi il viaggio, e prendersi magari il tempo di esplorare i dintorni e di attendere ai suoi bisogni.
  2. oppure può tenacemente e ostinatamente rifiutarsi di seguire il carro e, scalciando e abbaiando, finire per farsi trascinare per il resto del tragitto, accumulando sofferenza e frustrazione e sprecando il proprio tempo in uno sforzo inutile e assai poco piacevole.

Noi esseri umani, ovviamente, siamo il cane: l’universo continua a girare seguendo la volontà divina (se siete religiosi) o i rapporti cosmici di causa e effetto (se invece avete posizioni più secolari); ma mentre viviamo abbiamo comunque un certo spazio di manovra e possiamo scegliere di goderci il viaggio, restando consapevoli delle limitazioni cui siamo soggetti e ricordando che, qualsiasi cosa vogliamo compiere, essa dipende sempre da una fondamentale condizione: Fato (il conducente del carro, Dio, l’universo) permettendo.

Fare ciò che facciamo restando “in armonia con la natura” significa esattamente questo.

Il testo di questo esercizio può tuttavia essere interpretato anche in un altro modo come William Irvine lo ha espresso con enorme chiarezza nel suo libro A guide to the Good Life.

Supponiamo che stiate giocando a tennis o, cosa più importante, che siate in lizza per una promozione sul lavoro. L’atteggiamento stoico con cui affrontare entrambe le situazioni è quello consigliato da Epitteto, che Bill reinterpreta formulando come “interiorizzazione degli obiettivi”.

Anche se pensiamo che il nostro obiettivo sia vincere la partita a tennis oppure ottenere la promozione, questi risultati non dipendono da noi e da noi possono essere solo influenzati. Dobbiamo pertanto scegliere obiettivi che siano in nostro potere e dei quali nemmeno il Fato possa privarci: giocare al meglio delle nostre capacità, indipendentemente dal risultato finale, o preparare la miglio richiesta di promozione possibile prima che la decisione sia presa.

A questo punto non credo che serva ricordare il solito avvertimento ma, come dicevano gli antichi romani, repetia iuvant: l’idea non è accettare passivamente un’eventuale sconfitta nella partita di tennis o incassare l’ingiustizia di non ricevere una promozione che invece vi meritate ampiamente, quanto piuttosto di avere la saggezza di riconoscere che a volte le cose non vanno come vorremmo, persino quando diamo il meglio di noi, anche se meritavamo di vincere quella partita o di ottenere quella promozione.

Una delle caratteristiche del saggio è non confondere mai le proprie aspirazioni, pure quelle fondate, con il corso seguito dall’universo.

Bibliografia:
– Come essere stoici di Massimo Pigliucci
– Tutte le opere di Epitteto
A guide to the Good Life di William Irvine

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