Massimo Pigliucci, nel suo libro “Come essere stoici“, riporta la seguente analogia di Epitteto per spiegare meglio la dicotomia del controllo:

“Qualcosa di simile facciamo quando navighiamo. Che cosa mi è possibile? Scegliere il timoniere, i marinai, il giorno e il momento. Poi, una tempesta si abbatte su di noi. Di che cosa ancora mi preoccupo? Il mio ruolo l’ho fatto. Ora, è questione di un altro, del timoniere.5 […] se il tempo è sfavorevole alla navigazione, sediamo tesi e agitati e ci guardiamo intorno ogni momento. “Che vento soffia?” “Borea.” “E che c’è tra noi e lui?” “E Zefiro, quando soffierà?” “Quando parrà a lui, mio caro” […]”.

Uno dei concetti nevralgici nello Stoicismo (in particolare con Epitteto) è che gli esseri umani possiedono una strana tendenza a preoccuparsi e a indirizzare le loro energie proprio su quelle cose che non sono in grado di controllare.

Secondo gli stoici, dovremmo invece prestare attenzione a quei termini dell’equazione che possiamo condizionare o influenzare: assicurarci che davvero vogliamo effettuare il viaggio che stiamo per cominciare e che abbiamo motivi validi per farlo; dedicare un po’ di tempo a scegliere l’equipaggio migliore per la nostra nave ; fare tutti i preparativi necessari.

Una delle prime lezioni dello stoicismo è pertanto di concentrare la nostra attenzione e indirizzare i nostri sforzi laddove abbiamo maggiore possibilità di controllo, per poi lasciare che l’universo segua il suo corso. In questo modo riusciremo a risparmiare energie, evitandoci al contempo un bel po’ di preoccupazioni.

Per illustrare meglio questo concetto possiamo ricorrere a un’analogia di Cicerone, diventata una delle più famose metafore dello Stoicismo.

Immagina un arciere che si sia prefisso di colpire un bersaglio.
Come spiega l’autore latino, ci sono alcune cose che questi può controllare: ha stabilito per quanto tempo e con quale intensità allenarsi, ha scelto un arco e una freccia in funzione della distanza e del tipo di bersaglio, ha preso la mira come meglio poteva e ha deciso il momento esatto in cui scoccare il dardo.

In altre parole, se è stato un arciere accorto, ha fatto tutto quanto rientrava nelle sue possibilità fino all’attimo in cui la freccia viene scoccata.

Ora la domanda è: la freccia colpirà il bersaglio?
Questo, chiaramente, non dipende da lui.

Dopo tutto, un’improvvisa folata di vento potrebbe alterare la traiettoria della freccia, che a quel punto potrebbe mancare completamente il bersaglio. Oppure qualcos’altro potrebbe inaspettatamente frapporsi tra l’arciere e il bersaglio, per esempio una carrozza di passaggio. O, ancora, il bersaglio stesso potrebbe spostarsi per evitare di essere colpito, soprattutto nel caso in cui sia un soldato nemico.

Ecco perché Cicerone conclude che “il fatto di colpire il bersaglio sarebbe per così dire cosa da prescegliere, ma non da desiderare”, un’affermazione criptica soltanto all’apparenza e il cui significato dovrebbe ora esserci abbastanza chiaro: l’arciere stoico ha deliberatamente scelto di tentare di colpire il bersaglio e ha fatto tutto quanto era in suo potere per conseguire questo obiettivo. Egli è comunque pronto ad accettare serenamente un eventuale esito negativo, perché il risultato non è completamente in suo potere. Altre variabili possono infatti concorrere a determinarlo, esattamente come accade per quasi qualsiasi altra cosa che decidiamo di fare.

Questa è la metafora dell’arciere stoico.

Gli Stoici lo usavano per dimostrare che sebbene le tue intenzioni e azioni possano essere sotto il tuo controllo, il risultato finale dipende dal destino o da variabili esterne al di fuori del tuo controllo.

Questo è vero anche per te.
Hai fatto del tuo meglio fino al momento in cui la freccia ha lasciato il tuo arco. E questo è tutto ciò che avresti potuto fare. Il risultato, che la freccia colpisca o meno il bersaglio, non dipende da te. E, come sicuramente avrai sentito prima, un principio fondamentale della filosofia stoica è che alcune cose dipendono da noi e altre no: dovremmo concentrarci su ciò che spetta a noi.

Come disse Epitteto

“Fai il miglior uso di ciò che è in tuo potere e prendi il resto come accade. Alcune cose dipendono da noi e altre non da noi”.

Bibliografia:
– Come essere stoici. Riscoprire la spiritualità degli antichi per vivere una vita moderna di Massimo Pigliucci
– Tutte le opere di Epitteto
Il piccolo libro dello Stoicismo. Saggezza senza tempo per acquisire calma e fiducia di Jonas Salzgeber

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