Quanto è meglio guarire dall’ingiuria che vendicarla! La vendetta assorbe molto tempo e si espone a molte ingiurie, mentre ne lamenta una sola. La nostra ira dura più della nostra ferita. Quanto è meglio prendere un’altra direzione e non contrapporre vizio a vizio. Ti sembrerebbe in senno colui che restituisse i calci alla sua mula o i morsi al suo cane?
Seneca

Troppe volte alcuni semplici ma meschini commenti riescono a rovinarci la giornata. Ma ciò accade unicamente perché siamo noi a permetterlo.

È sin troppo facile perdere le staffe e rispondere con un insulto.
Oppure, se non siamo d’accordo su ciò che dice o fa un’altra persone, iniziamo a pensare che prima o poi ce la pagherà per ciò ha fatto.

Bene, questo rappresenta il modo peggiore di reagire a un comportamento scorretto.

Come rispondono gli stoici agli insulti?
In un capitolo del libro A guide to the Good Life, William Irvine condivide alcune strategie a proposito. Ad esempio, ci si può fermare e chiedersi se quanto ci è stato detto corrisponda a verità.  

Seneca ci domanda:

Ma che offesa è udire quello che tutti vedono?

Inoltre, chiediamoci: “Chi ci ha insultato?”
Se si tratta di qualcuno che rispettiamo, allora dobbiamo apprezzare la sua opinione e accettare il fatto che su tale aspetto possiamo effettivamente migliorare. Se non rispettiamo chi esprime questo parere, che ragione c’è di crucciarsene?

Seneca consiglia di considerare chi ci insulta come un bambino cresciuto troppo: proprio come sarebbe sciocco se un madre si arrabbiasse per quello che dice il suo bambino, saremmo altrettanto sciocchi a sentirci feriti dagli insulti di una persona infantile. Chi ha un carattere del genere non merita la nostra rabbia, afferma Marco Aurelio, ma solo la nostra pietà.

Ricordiamoci che le persone razionali e sagge non insultano gli altri, almeno non di proposito. Perciò, se qualcuno ci insulta, possiamo essere certi che questa persona abbia un carattere imperfetto e immaturo. William Irvine paragona il ricevere insulti al prendere sul personale l’abbaiare di un cane. Saremmo sciocchi se ci arrabbiassimo con quel cane e pensassimo per il resto della giornata: “Oh cielo! A quel cane non piaccio!”

Marco Aurelio considerava insultare le persone una lezione su chi non essere:

Il modo migliore per difendersi è quello di non diventare simili a loro.

La migliore vendetta è lasciar perdere ed essere un esempio migliore.

E come dovremmo rispondere quando ci troviamo in una situazione del genere?
Gli stoici suggeriscono di reagire con umorismo piuttosto che con un altro insulto. Fai una battuta, ridici sopra.

Quindi la strategia migliore potrebbe essere quella di non rispondere affatto. Invece di reagire all’insulto, suggerisce Musonio Rufo, sopporta “l’accaduto serenamente e tranquillamente”.

Ricorda l’arte dell’acquiescenza: intendiamo accettare tutto così come accade. Perché non è sotto il nostro controllo e, una volta che qualcosa è accaduta, non possiamo più cambiarla. La realtà è così com’è.

Perciò non facciamo alcuna resistenza all’insulto. Non reagire con un contrattacco, una difesa o una ritirata, ma lascia che ti scivoli addosso. Come se tu non ci fossi. Non opporre resistenza.

In questo modo non può ferirti nulla, diventi invulnerabile. L’insulto ti scivola addosso e quella persona non hai il potere di controllare come tu ti debba sentire.

Se lo desideri, puoi in ogni caso far sapere a quella persona che il suo comportamento è inaccettabile. In situazioni specifiche, potrebbe essere addirittura necessario. Dobbiamo insegnare ai bambini a comportarsi correttamente. Quando un bambino o uno studente interrompe la lezione insultando l’insegnante o i suoi compagni, l’insegnante ha il dovere di rimproverarlo per consentire il proseguimento della lezione.

Un’altra strategia è tenere a mente questa massima di Epitteto:

Ricorda che non è l’uomo che ti insulta o che ti percuote a farti violenza, bensì il tuo giudizio che costoro ti fanno violenza.

Possiamo essere insultati solo se lasciamo che accada. Se quello che dicono gli altri non ci interessa, non ci sentiremo insultati. Dopotutto, non possiamo controllare le azioni degli altri, quindi in fin dei conti sono indifferenti. Perciò non preoccupiamoci troppo di ciò che gli altri dicono a noi e di noi. Cosa ne sanno in realtà?

Le parole di Marco Aurelio in proposito sono di grande aiuto:

Spesso mi domando con stupore come mai ciascuno ami se stesso più di tutti, ma poi attribuisca minore importanza a quello che egli stesso pensa di sé che a quello che pensano gli altri…A tal punto ci preoccupiamo più di quello che potrà pensare di noi il prossimo che di quello che pensiamo noi stessi.

Presta attenzione a queste parole e non prendere troppo sul serio le opinioni altrui su di te. Allenati a sopportare i loro insulti. in questo modo, sarai più capace di reagire in modo appropriato, diventerai più forte, e potresti perfino diventare invincibile.

Secondo Epitteto:

Chi è, dunque, l’uomo invincibile? Quello che nessuna delle cose che non dipendono dalla sua scelta di fondo può trarre fuori da se stesso.

Bibliografia:
Pensieri di Marco Aurelio
Lettere a Lucillo di Seneca
Manuale di Epitteto
Il piccolo libro dello Stoicismo di Janes Salzgeber

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In questo spazio troverai pillole, idee, concetti e pratiche inerenti i miei studi sulla Filosofia Greco-Romana, la Spiritualità e l’Esoterismo. In questa sorta di blog non esiste un piano editoriale o un filo conduttore che lega ciò che scrivo. Tutto scorre. Buona lettura.

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