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Epitteto

Epitteto nacque schiavo a Ierapoli (l’odierna Pamukkale in Turchia). Il suo vero nome, se ne aveva uno, rimane sconosciuto. Epitteto significa semplicemente “proprietà”, o “ciò che è stato acquistato”. Venne comprato da Epafrodito, un ricco liberto (ossia un ex schiavo lui stesso) diventato segretario dell’imperatore Nerone a Roma, dove Epitteto passò la propria giovinezza.

Era zoppo a una gamba, non è chiaro se per nascita o per via di un infortunio causatogli da uno dei padroni precedenti. Epafrodito, invece, fu un padrone giusto e gli permise di studiare la filosofia stoica presso il più celebre maestro di Roma, Musonio Rufo.

Poco dopo la morte di Nerone nel 68 d.C., Epitteto venne liberato da Epafrodito (si trattava di una pratica molto diffusa a Roma, soprattutto nel caso di schiavi dotati di istruzione e intelligenza). Fondò così la propria scuola e insegnò la filosofia stoica per quasi venticinque anni, finché l’imperatore Domiziano, com’è noto, decise di bandire tutti i filosofi da Roma.

Epitteto fuggì e trasferì la sua scuola a Nicopoli, in Grecia, dove condusse una vita semplice, circondato da pochi beni. In seguito all’assassinio di Domiziano, lo Stoicismo riacquistò la propria rispettabilità, e tornò a essere estremamente popolare fra i Romani.

Epitteto fu il maestro stoico di spicco in quel periodo e, nonostante fosse ormai libero di tornare a Roma, scelse di restare a Nicopoli, dove morì intorno al 135 d.C. A discapito del luogo in cui aveva sede, la sua scuola attirò studenti da tutto l’Impero romano e insegnò loro, fra le altre cose, a preservare la propria dignità e tranquillità anche di fronte alle avversità della vita.

Come il suo maestro Musonio Rufo, anche Epitteto non ha lasciato nulla di scritto. Per fortuna, anche questa volta ci fu un secchione fra gli allievi che ne raccolse gli insegnamenti: Arriano, grazie al quale ci sono giunte le sue famose Diatribe. (E adesso mi sa che il secchione che cerca di racchiudere tutto quello che c’è da sapere sullo Stoicismo in un solo libricino sono io…) Inoltre, Arriano compilò l’Enchiridion, una sintesi dei princìpi più rilevanti presenti nelle Diatribe. Enchiridion viene spesso tradotto come Manuale, anche se letteralmente vuol dire “a portata di mano”: infatti fa pensare di più a un pugnale, sempre pronto ad affrontare le sfide della vita.

Nota biografica

Le notizie intorno alla vita di Epitteto sono assai scarse e cronologicamente incerte; provengono principalmente dalle Diatribe, da Aulo Gello, dal lessico di Suda e dal Commentario al Manuale di Simplicio.

ca. 50 d.c. Epitteto nasce a Ierapoli, città famosa per il culto di Cibele, tra le più note e ricche della Drigia meridionale. Nasce forse schiavo o lo divenne più tardi. Ancora molto giovane, è portato a Roma, dove è schiavo di Epafrodito, un liberto segretario di Nerone. Come di desume dalle Diatribe, i rapporti col padrone non furono né facili né piacevoli: pare addirittura che sia stato Epafrodito a rendere zoppo Epitteto; però, alcuni studiosi attribuiscono l’infermità a una malattia. Posteriormente al 69, come si ricava sempre dalle Diatribe , Epitteto inizia, col consenso di Epafrodito, a frequentare le lezioni di Musonio Rufo, un filosofo stoico nativo di Bolsena, molto rinomato a quel tempo. In una data imprecisabile è affrancato. Come Musonio, Epitteto già a Roma inizia a predicare lo Stoicismo, cosa che gli procura seri guai, come racconterà più tardi.

88/89 (o 91/93). Epitteto è già abbastanza noto a Roma da subire gli effetti del senatoconsulto con cui Domiziano aveva fatto bandire dalla città i filosofi. Ripara a Nicopoli, città dell’Epiro, sede del governatore della provincia costruita da Augusto per celebrare la vittoria di Anzio all’entrata del golfo ambracico. Lì apre una scuola di filosofia molto rinomata, alla quale affluiscono giovani e uditori da tutto il mondo di allora. È forse a Nicopoli che Adriano incontra il filosofo da lui molto stimato.

ca. 117-120. Arriano di Nicomedia segue le lezioni di Epitteto. È lui che ci lascia tutto quel che abbiamo del filosofo. Epitteto non si sposò mai e visse sempre poveramente. Alla fine della sua vita, ci informa Simplicio, prese con sé una donna per allevare un orfano che egli aveva adottato.

125 (138 secondo lo studioso Schenkl). Epitteto muore. La sua vita non si prolungò fino al regno di Marco Aurelio, come vuole la Suda: si ritiene oggi quasi concordemente che visse fin verso la metà del regno di Adriano.

Scopri lo Stoicismo di Epitteto nell’articolo che dedicato a questo argomento. Clicca qui.

Bibliografia:
Epitteto. Tutte le opere.
Il piccolo libro dello Stoicismo. Saggezza senza tempo per acquisire calma e fiducia di Jonas Salzgeber


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